NORMATIVA SULLA PROTEZIONE DELLE IMMAGINI


Con il D.P.R. 8 gennaio 1979 n. 19, che recepisce le norme della Convenzione di Berna nel testo di Parigi, ratificato dall'Italia nel 1978, la legge italiana opera una distinzione tra le immagini dotate di carattere creativo, tutelabili come oggetto di diritto d'autore, dalle semplici immagini, tutelabili come oggetti di diritto connesso ai sensi del citato art. 87 LDA.

Come oggetto di diritto d'autore, l’immagine trova protezione all'art. 2 n. 7 della legge sul diritto d'autore: "le opere fotografiche e quelle espresse con procedimento analogo a quello della fotografia sempre che non si tratti di semplice fotografia... omissis"..

Come oggetto di diritto connesso, la semplice immagine, quale si configura la rappresentazione in file di un documento antico, trova protezione al Capo V della legge del diritto d'autore agli articoli da 87 a 92. è la legge stessa a definire all'art. 87 cosa si debba intendere per immagine fotografica:
"le immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale, ottenute col processo fotografico o con processo analogo, comprese le riproduzioni di opere dell'arte figurativa e i fotogrammi delle pellicole cinematografiche". Viene successivamente specificato che non sono comprese le fotografie di scritti e documenti quali le carte antiche.
La distinzione operata dalla legge ha la sua giustificazione nel fatto che non possono essere soggette a una disciplina unitaria, e per cui messe sullo stesso piano, fotografie che hanno espresso una personale visione della realtà, risultato delle scelte e dell'attività preparatoria del fotografo, e quelle prive di qualsiasi contenuto espressivo, ma riproduzione meccanica della realtà. Solo nel primo caso potrà essere individuato l'elemento creativo.

Le immagini
Per quanto riguarda le immagini in capo all'autore la legge riconosce alcuni diritti esclusivi di utilizzazione economica dell'opera, che sono elencati all'art. 88:
1) il diritto esclusivo di riproduzione;
2) il diritto esclusivo di diffusione e spaccio,
salvo quanto disposto successivamente per il ritratto e senza pregiudizio dei diritti di autore sull'opera riprodotta per quanto riguarda le fotografie riproducenti opere dell'arte figurative (comma 1). La Coedisar dispone dei diritti sui documenti antichi riprodotti perchè ottenuti nel corso e nell'adempimento di un contratto di impiego o di lavoro (comma 2). Lo stesso principio si applica per una fotografia di cose in possesso del committente (ovvero di chi ordina la fotografia), salvo pagamento al fotografo di un equo compenso.

La cessione del negativo o del file comprende, salvo patto contrario, la cessione dei diritti di utilizzazione (art. 89).

La legge stabilisce inoltre che gli esemplari delle foto devono portare le seguenti indicazioni:
1) il nome del fotografo (o della ditta dal quale il fotografo dipende);
2) la data dell'anno di produzione;
3) il nome dell'autore dell'opera d'arte fotografata.
La coedisar per tale motivo potrà inserire nella carta dati identificativi.
Al proprietario dell’immagine spetta un equo compenso per la riproduzione della sua opera. L'art 91 specifica che la riproduzione nelle antologie a uso scolastico e in generale nelle opere scientifiche o didattiche è lecita, salvo il pagamento di un equo compenso al proprietario dell'immagine, e la pubblicazione del suo nome e della data dell'anno di cessione.
Infine la legge stabilisce la durata dei diritti spettanti al proprietario dell’immagine: 20 anni dalla produzione della foto (art. 91)se si tratta di una foto semplice.

Il diritto di ritiro dell'opera dal commercio
Il diritto di ritiro dell'opera è regolamentato agli artt. 142 e 143 della legge sul diritto d'autore, nel capo dedicato alla "trasmissione dei diritti di utilizzazione", con una collocazione che tenderebbe a qualificare tale diritto come patrimoniale.
Eppure questo diritto tutela la personalità dell'autore. Infatti quando concorrano gravi ragioni morali, egli ha "il diritto di ritirare l'opera dal commercio, salvo l'obbligo di indennizzare coloro che hanno acquistato il diritto di riprodurre, diffondere, eseguire, rappresentare o spacciare l'opera medesima" (art. 142 l.d.a.).

Il diritto riguarda ogni genere di opera e preclude qualsiasi tipo di comunicazione della medesima al pubblico, anche se l'autore può limitare la sua richiesta a una sola o ad alcune forme di utilizzazione.Si ritiene che questo diritto possa venire esercitato anche nei confronti delle opere derivate da quella dell'autore, create da altri soggetti, sempre che le motivazioni addotte per il ritiro dell'opera originale valgano anche per quelle derivate.

Il significato dell'espressione gravi ragioni morali è assai ampio, fino a comprendere motivi sia di ordine etico che intellettuale, politico e religioso; le ragioni possono anche essere costituite da quanto nell'opera contrasta con la mutata personalità dell'autore.
Poiché i motivi del ritiro riguardano strettamente la personalità dell'autore, tale diritto è intrasmissibile e pertanto non può essere esercitato nè dai suoi eredi nè dai suoi stretti congiunti.
Nelle opere prodotte in collaborazione, nel caso della comunione è necessario, per il ritiro, il consenso di tutti gli autori; nel caso di opera collettiva, si ritiene che l'autore di una parte distinta possa ritirarla dal commercio, con l'obbligo di risarcire anche i coautori eventualmente danneggiati.

Per l'esercizio del diritto l'autore deve comunicare il proprio intendimento ai cessionari o concessionari dell'opera a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, e inoltre anche alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, mediante una dichiarazione da depositare in doppio originale all'Ufficio della proprietà letteraria, artistica e scientifica, la quale viene annotata nel registro pubblico delle opere protette. Entro il termine di un anno a decorrere dall'ultima data di tali notifiche e pubblicazioni gli interessati possono ricorrere all'autorità giudiziaria per opporsi alla pretesa dell'autore.
In caso di opposizione, l'autore che dimostra la presenza delle suddete gravi ragioni morali può chiedere all'autorità giudiziaria di ordinare il divieto di sfruttamento economica dell'opera. Se sussistono motivi di urgenza è consentito di domandare e ottenere una pronuncia provvisoria. Ovviamente l'autore dovrà corrispondere una indennità in favore degli interessati, che è un vero e proprio risarcimento comprensivo sia del danno emergente che del lucro cessane. Se l'indennità non è pagata nel termine fissato dall'autorità giudiziaria, cessa di pieno diritto l'efficacia della sentenza (art. 143).

La continuazione dell'utilizzazione economica dell'opera dopo il termine fissato per proporre opposizione o dopo la sentenza dell'autorità giudiziaria a favore dell'autore integra una ipotesi di violazione del diritto d'autore e come tale è punita penalmente e civilmente ex lege.

Le norme di legge:
Ritiro dell'opera dal commercio.

Articolo 142
[1] L'autore, qualora concorrano gravi ragioni morali, ha diritto di ritirare l'opera dal commercio, salvo l'obbligo di indennizzare coloro che hanno acquistati i diritti di riprodurre, diffondere, eseguire, rappresentare o spacciare l'opera medesima.
[2] Questo diritto è personale e non è trasmissibile.
[3] Agli effetti dell'esercizio di questo diritto l'autore deve notificare il suo intendimento alle persone alle quali ha ceduto i diritti ed alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, il quale dà pubblica notizia dell'intendimento medesimo nelle forme stabilite dal regolamento.
[4] Entro il termine di un anno a decorrere dall'ultima data delle notifiche e pubblicazioni, gli interessati possono ricorrere all'autorità giudiziaria per opporsi all'esercizio della pretesa dell'autore o per ottenere la liquidazione ed il risarcimento del danno.

Articolo 143
[1] L'autorità giudiziaria, se riconosce che sussistino gravi ragioni morali invocate dall'autore, ordina il divieto della riproduzione, diffusione, esecuzione, rappresentazione o spaccio dell'opera, a condizione del pagamento di una indennità a favore degli interessati, fissando la somma dell'indennizzo e il termine per il pagamento.
[2] L'autorità giudiziaria può anche pronunciare provvisoriamente il divieto con decreto su ricorso, se sussistono ragioni di urgenza, prima della scadenza del termine indicato nell'ultimo comma dell'articolo precedente, previo, occorrendo, il pagamento di una idonea cauzione.
[3] Se l'indennità non è pagata nel termine fissato dall'autorità giudiziaria cessa di pieno diritto l'efficacia della sentenza.
[4] La continuazione della riproduzione, diffusione, esecuzione, rappresentazione o spaccio dell'opera, dopo trascorso il termine per ricorrere all'autorità giudiziaria, previsto nell'ultimo comma dell'articolo precedente, dopo dichiarato sospeso il commercio dell'opera, è soggetto alle sanzioni civili e penali comminate da questa legge per le violazioni del diritto di autore.

Il diritto di paternità dell'opera
Diritto fondamentale tra quelli che competono all'autore è la paternità intellettuale dell'opera, in quanto legame di genesi creativa che unisce indissolubilmente l'opera al suo autore (art. 2577, 2° comma del codice civile e art. 20 1° comma della legge sul diritto d'autore).
Il diritto di paternità sorge nel momento stesso della creazione dell'opera; non implica che l'autore debba essere conosciuto come tale, anzi egli può anche preferire l'anonimato o adottare uno pseudonimo o una sigla, e queste sue scelte devono essere rispettate dall'eventuale cessionario dei diritti di utilizzazione economica.
Malgrado ogni divieto che l'autore abbia posto alla rivelazione del proprio nome, egli conserva sempre la facoltà di esercitare il diritto alla paternità, e può quindi rivelarsi e far riconoscere, se occorre, in giudizio la sua qualità di autore. L'autore che rivendica il proprio diritto deve provare il rapporto di paternità che intende difendere, e a lui solo spetta decidere se intervenire o meno per tutelare siffatto diritto.

In caso di opere create da più autori, ogni coautore ha diritto al riconoscimento del proprio nome; inoltre l'autore di un'opera dalla quale un terzo ha ricavato un nuovo lavoro creativo tramite elaborazione, deve essere menzionato come creatore dell'opera originaria.

La durata
I diritti di utilizzazione economica dell'opera dell'ingegno sono soggetti a precisi limiti di durata, mentre il diritto morale di autore in generale non soffre di nessuna limitazione temporale, poichè può essere esercitato, morto l'autore, dai soggette a lui legati da vincoli di parentela o coniugio indicati all'art 23 della legge sul diritto d'autore.

La durata normale dei diritti di utilizzazione economica delle opere dell'ingegno è "per tutta la vita dell'autore e sino al termine del settantesimo anno solare dopo la sia morte" (art. 25 l.d.a.), secondo quanto disposto dalla Direttiva CEE 93/98, recepita nel nostro ordinamento con legge n. 52 del 6 febbraio 1996 (Legge Comunitaria 1994).

Nelle opere create con il contributo indistinguibile ed inscindibile di più persone (opere in comunione ex art. 10 l.d.a.), nonché in quelle drammatico-musicali, coreografiche e pantomimiche, la durata dei diritti spettanti a ciascuno dei coadiutori o dei collaboratori si determina sulla vita del coautore che muore per ultimo (art. 26 1° comma l.d.a.).

Nelle opere collettive la durata dei diritti di utilizzazione economica spettante ad ogni collaboratore si determina sulla vita di ciascuno. La durata dei diritti di utilizzazione economica dell'opera come un tutto è di settant'anni dalla prima pubblicazione, qualunque sia la forma nella quale la pubblicazione è stata effettuata, salve le disposizioni dell'art. 30 per le riviste, i giornali e le altre opere periodiche (art. 26 2° comma l.d.a.).

Per le opere collettive periodiche (la rivista o il giornale) la durata dei diritti si calcola "a parte", ovvero considerando la fine di ogni anno dalla pubblicazione dei singoli fascicoli o dei singoli numeri (art. 30 2° comma, cui rinvia l'art. 26 l.d.a.).

Nelle opere anonime o pseudonime, fuori del caso previsto nel capoverso dell'art. 8, la durata dei diritti di utilizzazione economica è di settant'anni a partire dalla prima pubblicazione, qualunque sia la forma nella quale essa è stata effettuata. Se prima della scadenza di detto termine l'autore si è rivelato o la rivelazione è fatta dalle persone indicate dall'art. 23 o da persone autorizzate dall'autore si applica il termine di durata determinato nell'art. 25 (art. 27 l.d.a.).

La rivelazione deve essere fatta nelle forme previste dall'art. 28 l.d.a.: "mediante denuncia all'ufficio della proprietà letteraria, scientifica ed artistica presso il ministero della cultura popolare, secondo le disposizioni stabilite nel regolamento. La denuncia di rivelazione è pubblicata nelle forme stabilite da dette disposizioni ed ha effetto a partire dalla data del deposito della denuncia di fronte ai terzi che abbiano acquistati diritti sull'opera come anonima o pseudonima".

La durata dei diritti esclusivi di utilizzazione economica spettanti, a termini dell'art. 11, alle amministrazioni dello stato, alle provincie, ai comuni, alle accademie, agli enti pubblici culturali nonchè agli enti privati che non perseguano scopi di lucro, è di vent'anni a partire dalla prima pubblicazione, qualunque sia la forma nella quale la pubblicazione è stata effettuata.

Per le comunicazioni e le memorie pubblicate dalle accademie e dagli altri enti pubblici culturalitale durata è ridotta a due anni; trascorsi i quali, l'autore riprende integralmente la libera disponibilità dei suoi scritti (art. 29 l.d.a.).

Nel caso dell'opera pubblicata non integralmente, ma in parti o volumi separati, in tempi diversi, la durata dei diritti di utilizzazione economica, che sia fissata ad anni, decorre per ciascuna parte o per ciascun volume dall'anno della pubblicazione. Le frazioni di anno giovano all'autore (art. 30 l.d.a.).

Nelle opere pubblicate per la prima volta dopo la morte dell'autore, che non ricadono nella previsione dell'articolo 85-ter (la prima pubblicazione non sia avvenuta dopo la estinzione dei diritti di utilizzazione economica sull'opera), la durata dei diritti esclusivi di utilizzazione economica è di settant'anni a partire dalla morte dell'autore (art. 31 l.d.a.).

Fermo restando quanto stabilito dall'articolo 44, i diritti di utilizzazione economica dell'opera cinematografica o assimilata durano sino al termine del settantesimo anno dopo la morte dell'ultima persona sopravvissuta fra le seguenti persone: il direttore artistico, gli autori della sceneggiatura, ivi compreso l'autore del dialogo, e l'autore della musica specificamente creata per essere utilizzata nell'opera cinematografica o assimilata (art. 32 l.d.a.). Tale articolo è stato modificato in seguito al recepimento della Direttiva CEE n. 93/98. Precedentemente il termine decorreva dalla prima proiezione pubblica dell'opera, purchè questa fosse avvenuta non oltre cinque anni dalla fine dell'anno solare nel quale l'opera era stata prodotta.

I diritti di utilizzazione economica dell'opera fotografica durano sino al settantesimo anno dopo la morte dell'autore (art. 32-bis l.d.a.).

I termini finali si computano , ai sensi dell'art. 32-ter l.d.a., a decorrere dal 1 gennaio dell'anno successivo a quello in cui si verifica la morte dell'autore o altro evento considerato dalla norma.



LA DISCIPLINA ATTUALE

La Direttiva 2001/29/CE e la sua attuazione in Italia
Con l'emanazione della Direttiva 2001/29/CE la Comunità Europea dimostra di voler adeguare le legislazioni dei Paesi membri, proponendosi di superare tutte le differenze esistenti tra le varie discipline nazionali, che, in virtù degli sviluppi tecnologici e della transnazionalità delle utilizzazioni generavano incertezza sulla effettiva regolamentazione applicabile.
In recepimento della Direttiva 2001/29/CE, il d.lgs 68/2003 amplia la portata dell'art. 16. Nella nuova formulazione si stabilisce che "il diritto esclusivo di comunicazione al pubblico su filo o senza filo dell'opera ha per oggetto l'impiego di uno dei mezzi di diffusione a distanza, quali il telegrafo, il telefono, la radio, la televisione ed altri mezzi analoghi e comprende la comunicazione al pubblico via satellite, la ritrasmissione via cavo, nonchè le comunicazioni al pubblico codificate con condizioni particolari di accesso; comprende altresì la messa a disposizione del pubblico dell'opera in maniera tale che ciascuno possa avervi accesso dal luogo e nel momento scelti individualmente".
La novità del nuovo art. 16 è costituita dalla scelta del legislatore di considerare le nuove forme di utilizzazione telematica rese possibili dagli sviluppi tecnologici.
La decisione di adottare l'espressione 'messa a disposizione del pubblico' è il frutto di un compromesso nell'ambito dell'adozione dei Trattati WIPO del 1996, poi recepito a livello comunitario e nazionale. Per disciplinare le nuove forme di utilizzazioni telematiche, i partecipanti si schierarono su due posizioni: ridefinire i diritti esistenti ampliandoli per far accogliere questa specifica modalità di sfruttamento oppure formulare un nuovo diritto. Tra le due alternative prevalse una terza soluzione, che ottenne l'unanimità dei consensi, ossia stabilire un obbligo per gli Stati membri di concedere un diritto di autorizzare ogni sfruttamento interattivo delle opere protette oppure di riconoscere un diritto di autorizzare gli atti che consentono la trasmissione digitale su reti telematiche. La mancata caratterizzazione di uno specifico diritto lasciava liberi gli Stati di disciplinare le trasmissioni digitali (di cui non veniva data definizione) utilizzando la figura giuridica più adatta rispetto alle caratteristiche del proprio ordinamento interno: diritto di distribuzione o di comunicazione al pubblico.
La cd. umbrella solution mirava a garantire un'effettiva tutela dei diritti nell'ambiente digitale, attraverso la messa a disposizione al pubblico nel modo e nel luogo individualmente scelto: la decisione finale fu quella di inserire tale modalità all'interno del diritto di comunicazione al pubblico. La descrizione neutrale dell'atto di trasmissione consente l'applicabilità anche alle forme di trasmissione interattive al momento sconosciute.
La messa a disposizione al pubblico dell'opera è una modalità di sfruttamento alternativo al più classico sistema di diffusione da punto a massa; alla forma tradizionale di diffusione in cui il soggetto attivo è il fornitore, nel senso che offre i contenuti ad un pubblico potenziale vincolato alla fruizione dell'opera per canali e programmazione oraria, si accosta la modalità di diffusione a distanza da punto a punto. Questa forma è definita bidirezionale nel senso che il fornitore invia i contenuti verso il pubblico e riceve i dati dai fruitori (come ad esempio richieste di connessione e accesso); in concreto la trasmissione è effettuata su espressa richiesta dei singoli componenti del pubblico nel luogo e nel momento che ritengono opportuni, i quali assumono quindi la veste di soggetto attivo (vi rientrano tutte le applicazioni di radiotelevisione on demand).
La particolarità delle trasmissioni effettuate in digitale portano ad una riconsiderazione dei confini tra comunicazione pubblica e privata; il digitale permette infatti di superare gli elementi che prima dell'avvento del digitale contraddistinguevano il concetto di pubblico (la contemporaneità del godimento e la riunione in uno stesso luogo di un determinato numero di soggetti), permettendo così la fruizione individuale in momenti differenti, ma potenzialmente da parte di un numero elevatissimo di soggetti. Venuti meno i presupposti tradizionali che permettevano di individuare le ipotesi di comunicazione al pubblico, e quindi di distinguerla oggi dalla comunicazione tra privati, è necessario definirne altri: un aiuto in tal senso può essere offerto dalla legge sul diritto d'autore, dove all'art. 15 comma 2 non considera pubblica "la esecuzione, rappresentazione o recitazione dell'opera entro la cerchia ordinaria della famiglia, del convitto, della scuola o dell'istituto di ricovero, purchè non effettuata a scopo di lucro".
Se pochi dubbi sorgono nell'applicare la disciplina sulla comunicazione al pubblico alle fattispecie in cui la comunicazione stessa avviene tra soggetti non legati dai rapporti indicati nell'art. 15 comma 2, qualcuno può emergere nel caso in cui l'utilizzazione dell'opera avviene al di fuori del nucleo dei soggetti indicati nella norma.
Nel momento in cui l'opera viene immessa nel circuito telematico, sfruttando le potenzialità dei sistemi digitali può essere inviata e comunicata all'infinito, con danno degli aventi diritto che perdono così il controllo delle proprie opere. Il mezzo per la diffusione dell'opera è quindi considerato idoneo alla diffusione nel pubblico e pertanto l'utilizzo è concorrenziale con lo sfruttamento dell'autore. Per tale motivo, nonostante la comunicazione telematica avvenga tra soggetti legati dai vincoli previsti dall'art. 15 comma 2, questa è soggetta ad autorizzazione.
Infine, l'art. 16 al secondo comma stabilisce che "il diritto di cui al comma 1 non si esaurisce con alcun atto di comunicazione al pubblico, ivi compresi gli atti di messa a disposizione del pubblico".
Il diritto di comunicazione al pubblico non si esaurisce con i relativi atti di esercizio, ma per ogni diffusione è necessaria la relativa autorizzazione degli autori e deve essere corrisposto il compenso stabilito ai titolari dei diritti connessi (art. 73 e 73-bis l.d.a.).



IL DIRITTO DI TRADUZIONE, ELABORAZIONE DI PUBBLICAZIONE DELLE OPERE IN RACCOLTA

A) Diritto esclusivo di traduzione
La legge sul diritto d'autore afferma che il diritto di traduzione ha per oggetto la traduzione dell'opera in altra lingua o dialetto (art. 18). Se oggi questo diritto è universalmente accettato, esso è però stato assai combattuto nel tempo. Coloro che erano contrari a un diritto esclusivo di traduzione dell'autore sostenevano che:
a) che le traduzioni non autorizzate non recano all'autore un diretto pregiudizio patrimoniale, poichè diffondono la conoscenza dell'opera presso un pubblico diverso da quello nel quale è diffusa l'edizione originale;
b) che nelle traduzioni interviene un'attività intellettuale che rende l'opera qualcosa che sta in mezzo tra la riproduzione di un opera e un'opera nuova;
c) che le traduzioni conferiscono all'autore una rinomanza internazionale.
A questi argomenti si è ribattuto che il lavoro del traduttore non è che un lavoro accessorio, perchè consiste soltanto nella modificazione della veste linguistica dell'opera. Inoltre solo l'autore ha il diritto di diffondere l'opera e di procacciarsi rinomanza nei modi che desidera.
Poi la pretesa dell'autore di consentire o no alla traduzione della sua opera e di regolarne le modalità nel tempo e nel luogo deriva dal carattere personale del suo diritto, poichè la traduzione riproduce l'opera nella sua individualità oggettiva. Come negare all'autore, al quale si riconosce il diritto assoluto di consentire e di regolare la conoscenza della sua opera nel territorio nazionale, un pari diritto di fronte agli stranieri? Inoltre l'interesse personale può essere maggiore, perchè le traduzioni possono facilmente snaturare, falsare, guastare l'opera.

Ne segue, secondo la dottrina, che il diritto di traduzione deve essere assimilato a quello di riproduzione in tutto, altrimenti si favorirebbero gli editori e il pubblico straniero, i quali potrebbero disporre liberamente di un'opera prima che essa diventi libera per gli editori e il pubblico dello Stato.
La dottrina afferma anche che il diritto esclusivo comprenda anche la ritraduzione nella lingua originale.

B) Diritto esclusivo di elaborazione
Il diritto esclusivo di elaborazione è previsto all'art. 18 della legge sul diritto d'autore. Le elaborazioni sono modificazioni che cadono sulla forma esterna o interna dell'opera, pur lasciando quel tanto della sua forma rappresentativa per cui l'opera conserva il suo valore originale (definizione di Edouardo Piola Caselli).
La legge definisce il diritto di elaborazione come "tutte le forme di modificazione, di elaborazione e di trasformazione dell'opera prevista all'art. 4".
A sua volta l'art. 4 stabilisce:
"Senza pregiudizio dei diritti esistenti sull'opera originaria, sono altresì protette le elaborazioni di carattere creativo dell'opera stessa, quali le traduzioni in altra lingua, le trasformazioni da una in altra forma letteraria od artistica, le modificazioni ed aggiunte che costituiscano un rifacimento sostanziale dell'opera originaria, gli adattamenti, le riduzioni, i compendi, le variazioni non costituenti opera originale."
Delle traduzioni si è già detto, analizziamo ora le altre voci di questo catalogo di elaborazioni:

Il diritto di noleggio e di dare in prestito
Il diritto di noleggio e di dare in prestito è stato introdotto nella legislazione italiana con il decreto legislativo 16 novembre 1994 n. 685, che ha accolto nell'ordinamento italiano la direttiva 92/100 della CEE. E' stato così introdotto un nuovo articolo nella legge sul diritto d'autore, il 18 bis.